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Good People 2018-12-27 | Comentarios:

Il cerchio di: Arte Migrante in Italia

Il cerchio di: Arte Migrante in Italia

Collaborazione speciale di: Michela Lovato

 

"La prima volta che sono arrivato ad Arte Migrante" – racconta Hamisi - "Mi sono chiesto: ma dove sono finito?”

 

“Sono entrato e ho aiutato a disporre le sedie in cerchio.” continua  “C'erano donne, uomini, giovani, anziani. Anche dei bambini. Di qualsiasi colore, di tantissime nazionalità diverse, si parlava una moltitudine di lingue differenti. Alla fine dell'incontro ho pensato: è così che dovremmo vivere sempre, è così che dovrebbe essere anche fuori da questa sala".

 

Hamisi ha 30 anni ed è un giovane ciadiano in Italia da 7 anni. Suona il Cheghendì, chitarra tipica del suo Paese e cucina un buonissimo riso al Colu. Dal primo incontro di Arte Migrante, in cui ha preso posto nel cerchio, un po’ spaesato, non ne ha perso uno di quelli che ci sono stati successivamente. Hamisi si siede nel cerchio a fianco di Giuseppe, studente toscano di ingegneria, e Maria, mamma rumena di una vivace bambina di 9 anni, e la serata inizia.

 

 

Quello che si fa ad Arte Migrante è molto semplice e naturale: si condivide. Il cerchio dà la possibilità a chiunque di raccontarsi, di portare agli altri qualcosa di sé e della propria cultura, nella forma che preferisce: una canzone, una storia, un pensiero, un gioco.  Poi si mangia insieme, si chiacchiera, ci si ascolta e si conoscono persone nuove.

 

Arte Migrante nasce a Bologna nel 2012 proprio per questo: scoprire che la diversità è ricchezza e che il confronto con realtà nuove e distanti dalla nostra è costruttivo e bello. Oggi è presente in 22 città italiane, da Acireale a Como e a Cipro. Organizza degli incontri di condivisione artistica e culturale e in varie città sono state proposte attività nuove, come laboratori o incontri a tema.

 

 

Le serate sono aperte a tutti: partecipano studenti, lavoratori, disoccupati, migranti, senza dimora, giovani, bambini e adulti. L’arte diventa uno strumento di inclusione e di apertura all’altro. Diverse sono le nazionalità, le lingue, le provenienze sociali e le culture. Tutto si condivide e le serate sono sempre ricche di spunti, di riflessione, di emozioni, di divertimento. Si crea un clima attento e sincero, in cui ognuno si sente libero di esprimersi e ha lo spazio per farlo.

 

Come Mamadou, che riporta le storie dei campi saharawi in cui è nato e cresciuto e in cui vive la sua famiglia. Come Sara, studentessa napoletana di 23 anni, che suona l'ukulele e scrive intense poesie. Come Alex, di 10 anni, che ha sempre un repertorio pronto di nuove barzellette. O Kevin, che ama la musica italiana e la canta con il suo italiano stentato da senegalese da un paio di anni a Pisa.

 

 

Attraverso lo strumento dell'arte, comune a qualsiasi lingua e cultura, l'incontro è spontaneo e si crea integrazione tra storie e culture diverse. Ogni persona che partecipa al cerchio ne esce arricchita: l’incontro con l’altro, con la sua storia, le sue tradizioni, i suoi ideali, permette di creare delle relazioni che vanno oltre i pregiudizi e le paure che in questo periodo sono diffusi nel nostro paese, e di creare così un ambiente in cui si scopre l’infondatezza dei sentimenti di razzismo.

 

Ad Arte Migrante c’è il mondo in una stanza, c'è il mondo in cui crediamo e che vorremmo costruire: aperto, libero, alla portata di tutti e tutte e a misura di ognuno.


Foto per gentile concessione di: Arte Migrante
 


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